Reddito di Formazione. Carmine Doronzo: “Basta ritardi!”

(dalla Gazzetta del Nordbarese del 4/8/2012)

In un tempo di crisi globale, le risposte ai bisogni dei cittadini possono e devono arrivare anche dagli Enti locali. E mentre si sente parlare di “spending review” imposta dal governo Monti (sostenuto da PDL, PD e UDC), ovvero taglio incondizionato di spesa statale anche per servizi pubblici essenziali come scuola e sanità, dare risposte dal basso è tanto più difficile quanto più le risorse si assottigliano. Ma difficile non vuol dire impossibile: lo scorso anno, in una situazione così drammatica, il Consiglio Comunale di Barletta ha avuto il merito di accogliere una proposta che, con i movimenti studenteschi, abbiamo proposto al dibattito pubblico, ossia l’introduzione con una sperimentazione triennale del Reddito di Formazione.

L’idea generale che sottende tale misura è quella per cui di fronte ad un mutamento globale (il passaggio dal paradigma dominante di un capitalismo fordista a quello di un capitalismo cognitivo) in cui i saperi e le conoscenze diventano direttamente produttivi, anche gli studenti ed i giovani in formazione, pervasi da un presente ed un futuro di precarietà per certi aspetti irreversibile, necessitano di un reddito minimo per remunerare la propria “produzione sociale”, vivere dignitosamente e proseguire il proprio percorso formativo fino al raggiungimento dei più alti gradi di istruzione.

Se da una parte i “soggetti in formazione” sono costretti a ricorrere agli aiuti monetari delle famiglie o, peggio, a dei lavoretti sottopagati e a nero, dall’altra aumentano le tasse scolastiche e universitarie, i costi dei libri, dei trasporti, delle stanze per fuorisede, dei costosissimi master post-lauream, senza contare gli ormai irrinunciabili abbonamenti per internet. Si è precari e senza certezze per il futuro, mentre si continua a consumare e ad arricchire questo sistema capitalistico (in questo momento, per esempio, il mio “profilo” facebook, con la sua mole di informazioni condivise e di contatti in tutto il mondo, ha un valore per l’azienda di oltre 35 dollari).

Mentre i governi tagliano sistematicamente risorse a scuola, università e ricerca, e mentre la provincia Bat si concede “il lusso” di regalare soldi ad un’università privata, a Barletta con il Reddito di Formazione si è voluto rispondere localmente ad un’istanza globale, dando seguito ad una sperimentazione di welfare universalistico destinato alle nuove generazioni tramite un assegno mensile di 200 € per chi, pur essendo bisognoso, decide di proseguire i propri studi.

Fin qui tutto bene: “la politica ogni tanto fa anche il proprio dovere”, direbbero in molti, tant’è che anche il sito nazionale dei Comuni Virtuosi parla di questa buona pratica dedicandogli la propria home page.

I problemi però nascono nel momento in cui gli aspiranti beneficiari(diverse centinaia, a conferma di una situazione economica drammatica), non conoscono ancora l’esito delle verifiche da parte del settore servizi sociali e, di conseguenza, la graduatoria definitiva, come denunciato ieri sulle pagine della Gazzetta da una decina di studenti barlettani.

Di fronte ad una situazione così contraddittoria la politica dovrebbe dar seguito alle istanze dei cittadini, soprattutto i più giovani e privi di tutele economiche, e porvi subito rimedio.

Per questo chiedo al Sindaco e al dirigente ai servizi sociali di monitorare lo stato di ultimazione della graduatoria e di rendere conto ai richiedenti e alla città tutta delle motivazioni di un ritardo così inspiegabilmente prolungato.

In vista dell’approvazione del bilancio comunale, caratterizzato da ritardi questa volta imputabili ai partiti, tutti gli attori sia interni che esterni alle istituzioni cittadine si stanno sforzando di garantire una caratterizzazione sociale e di contrasto alla povertà e alla precarietà. La chiusura delle pratiche del Reddito di Formazione prima di questa scadenza (ed al massimo entro e non oltre la prossima settimana!), rappresenta sia un segnale politico che certifichi questi sforzi, sia l’ultima frontiera di una lunga attesa che, se protratta, potrebbe avere conseguenze politiche delle più radicali.

La comunione di intenti con il mondo della scuola e dell’università non rappresenta un’unione ideale ma un vero e proprio patto di sangue: stiamo parlando della società futura, della speranza, delle condizioni materiali ed immateriali che noi studenti viviamo ogni giorno e per cui abbiamo deciso di lottare al fianco di docenti, genitori e tutti i lavoratori e i precari. In questa direzione ogni ritardo è un intralcio al futuro, all’innovazione e alla giustizia sociale e noi, per dirla con Gramsci, continueremo ad “agitarci, organizzarci e studiare con tutto il nostro entusiasmo” fino alla rimozione dell’ultimo ostacolo.